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The Lobster

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Moltissimi recensori considerano The Lobster una commedia. Una commedia nera, molto nera, ma pur sempre una commedia. Essi sostengono a più riprese come non riuscissero a smettere di ridere durante la visione del film. I siti specializzati sono meno estremi, eppure raramente dimenticano tale aspetto nel classificare il film, inserendo “commedia” in mezzo a lunghi elenchi di generi che includono dramma, romance, fantascienza, thriller e satira. Per quanto mi riguarda, io ho un’opinione vicina a quella di un commentatore che definisce The Lobster un film che ti spezza dentro, sconvolgente e crudelmente oscuro.

Non credo che chi parli di commedia sia necessariamente nel torto. È indubbio che il film susciti una qualche forma di malsana ilarità attraverso la bizzarria grottesca delle sue violenze, fisiche e psicologiche. Una bizzarria così fuori dagli schemi che è in grado di trasportare lo spettatore dall’orrore alla risata passando per un romanticismo dolce e poetico, nonché disperato. Il film, tra l’altro, esegue tutto ciò presentando una surreale satira multilivello in grado di rappresentare la vita sentimentale e le pressioni culturali in un modo geniale e inedito. Eppure io non riesco a considerare The Lobster una commedia. Il film è un macigno e non ha niente di leggero o scanzonato anche nei suoi momenti dichiaramente parodici.

Se volete scoprire come sia possibile che moltissime persone abbiano riso di gusto di fronte a scene di omicidio, autolesionismo, suicidio, tortura, prigionia e violenza sugli animali guardate The Lobster. Vi aspetta un’esperienza diversa dal solito.

Voto: 9/10

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Pubblicato da su 21 gennaio 2019 in Commedia, Drammatico, Fantascienza, Horror, Satira, Thriller

 

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The Killing of a Sacred Deer

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The Killing of a Sacred Deer è il tipo di film che continua a tornare in mente senza un motivo. È estremamente potente, nelle immagini, nelle musiche, nei dialoghi, ma è anche molto ambiguo e allegorico: una combinazione esplosiva. In questo ha avuto su di me un effetto simile a Mother! di Aronofsky, film a cui ripenso spesso nonostante (o forse proprio perché) faccio ancora molta fatica a coglierne la totalità dei messaggi.

The Killing of a Sacred DeerMother! sono film volutamente astrusi, fatti apposta per risultare oscuri e incomprensibili. Anzi, l’azione si segue molto bene e i personaggi si relazionano tra di loro in maniera credibile e funzionale. Certo, diversi comportamenti vengono estremizzati per risultare scomodi a chi guarda, per suscitare straniamento, perfino orrore, ma ciò non rende la vicenda irrealistica. Così Martin è appiccicoso in una maniera inquietante ma non esagerata, Steven è gelido anche nei momenti di tenerezza e i suoi figli paiono particolarmente alienati.

Il film compie però un passo in più, che lo distanzia dal modello del classico thriller psicologico: ad un certo punto accade qualcosa di inspiegabile. Questo, da un lato permette di scoprire le psicologie dei personaggi secondo modalità innovative, e dall’altro mette in gioco un livello di interpretazione ulteriore, simbolico. L’assurdità di alcuni accadimenti, al limite del sovrannaturale, consente al film di lanciare messaggi cifrati di una certa complessità, e così di affrontare argomenti apparentemente lontani dalla vicenda narrata come la maturazione sessuale, il ciclo della vita e la tragicità dell’amore.

Importante notare come l’interpretazione allegorica della vicenda sia incoraggiata da un titolo che altrimenti avrebbe ben poco a che fare con la vicenda. “Il Sacrificio del Cervo Sacro” allude in maniera inequivocabile al mito di Ifigenia, nel quale Agamennone viene punito per il suo essersi vantato con la dea Artemide di aver ucciso un cervo in una battuta di caccia di successo.

Un po’ tragedia greca, un po’ dramma familiare, un po’ horror psicologico, The Killing of a Sacred Deer è un’opera poetica che non si finisce mai realmente di decifrare. Peccato solo per il finale un po’ debole.

Voto: 8/10

 
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Pubblicato da su 17 gennaio 2019 in Drammatico, Horror, Psicologico, Thriller

 

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Prisoners

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Prisoners è un poliziesco cupo, tanto nell’estetica quando nell’azione. Racconta di un rapimento di due bambine, per questo prigioniere, e della reazione dei genitori all’evento.
Intanto, nel corso della vicenda, avvengono altri rapimenti, più o meno slegati da quello principale, più o meno inaspettati.
Di conseguenza prisoners può essere riferito a tutte le vittime o anche, più in generale, alla condizione umana.

Il film non è affatto gradevole: è duro, oscuro, lento, pesante.
Poco male, ci ci sono capolavori con queste caratteristiche. Eppure tali capolavori hanno sempre qualcosa di più, che sia nelle atmosfere, nel messaggio, nelle psicologie dei personaggi o nelle scelte registiche.
Prisoners invece ha ben poche frecce al proprio arco per farsi volere bene, a meno che si desideri vivere due ore di intenso disagio.
Ricorda come atmosfera alcune serie TV (Bosch, True Detective, The Fall), che però a loro favore hanno una narrazione un po’ più grintosa e dei cliffhanger in grado di tenere alta l’attrazione. Dal momento che in Prisoners c’è meno sprint e non c’è mai un reale colpo di scena il film perde lo spettatore piuttosto facilmente.

Inoltre Prisoners ha qualcosa di sbagliato al di là del mood generale. È particolarmente indulgente con il protagonista che, in uno stato di rabbiosa disperazione, compie atti efferati che non vengono quasi affatto condannati. Gli altri personaggi ne sono indifferenti o vagamente turbati, la polizia non sembra particolarmente interessata, e l’autore stesso di queste azioni non vive la cosa con dolore ma solo inutile rabbia. La storia non lo punisce, anzi, giustifica le sue azioni in più punti fino ad una semi-glorificazione.
In questo aspetto il film diventa quasi un revenge movie, genere che mi provoca intenso disgusto nel suo puntare ad emozioni molto basse. La cosa mi ha ricordato un altro film molto indulgente nei confronti della protagonista, osannato da pubblico e critica, e che ho io odiato profondamente: Three Billbords outside Ebbing, Missouri.

Voto 4/10 (solo per le prove attoriali).

 
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Pubblicato da su 2 gennaio 2019 in Drammatico, Thriller

 

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Bed Time

locandinaTitolo originale: Mientras duermes
Titolo italiano: Bed Time
Anno: 2011
Nazionalità: Spagna
Regia: Jaume Balagueró
Interpreti: Luis Tosar, Marta Etura, Alberto San Juan, Iris Almeida

Perché questo film
Da un po’ di tempo il cinema spagnolo indipendente sta facendo molto bene: pellicole come Buried, Cella 211 e Rec sono state, per me, parentesi cinematografiche intense, notevoli nel sapere allo stesso tempo intrattenere e stimolare. Bed Time, quando è uscito al cinema due anni fa, sembrava proseguire il percorso tracciato dai suoi predecessori e per questo mi ha sempre ispirato. Vedremo insieme come la miscela originale ed esplosiva del film di Jaume Balagueró è riuscita a convincermi ancora di più di quel che mi aspettavo.

Introduzione e trama
Il film è un thriller psicologico molto duro, tra i più riusciti che mi sia capitato di vedere. Se dovessi descriverlo in una parola sceglierei il temine inglese haunting: ossessivo e ossessionante.
La trama dei thriller di maggior efficacia, quasi sempre, non necessita di molto spazio per essere proposta, tutto quello di cui c’è bisogno è una contestualizzazione generale unita alla folgorante idea di base. Poi la regia può, e spesso deve, essere capace di tratteggiare bene le psicologie in gioco, di gestire i ritmi narrativi e di restituire la giusta atmosfera; ma la forza di questi film sta, prima di tutto, nelle proprietà del soggetto, poche righe di testo destabilizzanti. Così il cult di Vincenzo Natali, The Cube, può essere riassunto come: “Sette estranei si svegliano all’interno di un labirinto costituito di stanza cubiche, alcune contenti trappole mortali. Il tentativo di fuga che metteranno in atto rivelerà la loro vera natura”. Oppure, Seven: “Un poliziotto giovane e idealista indaga insieme a un collega anziano e disilluso su un serial killer che punisce in maniera macabramente sensazionalista i vizi capitali. I due capiranno che non è possibile combattere il male senza venirne contaminati”. Ancora, Buried: “Un uomo si sveglia sepolto vivo in una bara, ostaggio di terroristi. Egli dovrà affrontare la vaga indifferenza delle poche persone che gli sarà consentito chiamare per riuscire a liberarsi”. Scusatemi il lungo elenco di esemplificazioni. Il punto è che questi film sono incredibili perché le idee che li hanno generati sono incredibili.
Detto questo, arriviamo alla trama di Bed Time: Il portiere di un vecchio lussuoso palazzo di Barcellona sfrutta la propria posizione per entrare negli appartamenti dei condomini ed arrecare loro piccoli dispiaceri. Questo gli permette di affrontare la solitudine e i sentimenti autodistruttivi, tirando avanti. Ma è solo lo svilupparsi di una vera e propria ossessione per l’infelicità di una giovane donna che lo renderà galvanizzato: egli farà di tutto per rovinarle la vita.

L’idea e il personaggio
Sarà successo a tutti, qualche volta nella vita, di sentirsi così tristi o amareggiati da trovare la felicità altrui insopportabile. Anche se non è facilissimo da ammettere, durante questi momenti, pur non agendo deliberatamente per danneggiare chi ci sta vicino, siamo più propensi a gioire per le disgrazie altrui. Perfino succede che, in tale stato di sconvolgimento, a volte inconsapevolmente ci comportiamo in maniera da scoraggiare gli altri, farli sentire in colpa e altre cose di questo tipo. Si tratta di momenti miserabili delle nostre esistenze, che è consigliabile combattere, per la salute di tutti. Ora, un personaggio che, solo e depresso, ha fatto dell’infelicità altrui la propria linfa vitale è perfettamente credibile, senza che vi sia neanche bisogno di postulare improbabili malattie mentali: un’infanzia infelice, un’adolescenza repressa, una vita adulta fallimentare possono essere sufficienti per spingere una persona sull’orlo della psicosi cui è vittima il protagonista, Cesar, che, pur nel suo egoismo, nella sua cattiveria e nella sua amoralità rimane un essere umano con cui è possibile confrontarsi.
Nella prima scena vediamo Cesar sul tetto del palazzo dove lavora, per l’ennesima volta sul punto di suicidarsi. Poco dopo lo troviamo al capezzale della madre malata e demente, e abbiamo il primo assaggio di uno degli stati emotivi che lo contraddistingueranno nel film: un misto di compatimento e risentimento. Più volte ci troviamo ad ascoltare i suoi pensieri ossessivi. Osserviamo come egli, pur coltivando i suoi diabolici passatempi notturni, appaia come una persona civile, interessata alla propria immagine, controllata nelle parole e negli atteggiamenti. Insomma, mai troppo sopra le righe Cesar risulta una persona complicata ma reale, capace di vivere ripensamenti e dubbi, e al tempo stesso, purtroppo, capace di ferire e distruggere gli altri pur di ricavare sollievo dalla propria condizione esistenziale.
L’interpretazione di Luis Tosar trasmette questo e tanto altro, e non è un compito facile. Se la vicenda raccontata è tanto credibile molti meriti vanno anche riconosciuti alla larghezza delle spalle dell’attore spagnolo. 

La struttura
Fin dalla prima scena il film procede lentamente ma inesorabilmente, crescendo in tensione e profondità minuto dopo minuto. L’incipit è quasi un gioco di prestigio alla Tati, spiazzante e inquietante, e dimostra un grande impegno registico – e un grande gusto. Totalmente interdetti da questa partenza si è affamati di dettagli e il gusto amaro, amarissimo, della routine di Cesar riesce coinvolgerci ancora di più. Per alcuni minuti sembra addirittura di vivere dentro L’inquilino del terzo piano. Poi arriva il primo, piccolo, colpo di scena, e da lì sarà un’escalation di sorprese sempre più crudeli.
La costruzione di tutta la prima metà del film a mio parere non poteva essere migliore, la tensione è altissima, il disagio ancora di più, gli interrogativi morali fioccano che è un piacere e il personaggio di Cesar diventa sempre più vivido. Purtroppo la seconda parte non si rivela ad orologeria come la prima: la vicenda si stringe in un collo di bottiglia intenso ma un po’ forzato e i tentativi di mantenere un approccio parzialmente orizzontale alla vita nel palazzo, pur proponendo una scena dalla grande drammaticità (il dialogo con la vecchia signora Veronica), a me sono parsi un po’ scoordinati. Verso la conclusione la narrazione perde ulteriormente smalto e a un certo punto finisce proprio per ammosciarsi, ma per fortuna la scena finale riesce a proporre un altro gioco di prestigio contorci-budella (con un retrogusto alla Agata Christie), e a dare spessore retroattivo a scelte che potevano essere considerate un po’ dubbie.

Conclusione
La fotografia del film è molto azzeccata: scura e ipnotica nelle scene notturne, bianca e asettica di giorno, sembra quasi sottolineare come alla luce del sole la vita, per Cesar, è poco più di una fredda finzione. Pur essendo imperniata su questo dualismo essa risulta tuttavia molto realistica. Altrettanto realistici sono i dialoghi, quasi naturalistici, fatti di cortesie, frasi di circostanza, ostilità più o meno velate, reticenze e momenti spontanei anche belli. Questo fatto per me è assai importante, anche un film viscerale e capovolto come Bed Time ha bisogno della sua dose di normalità per risultare credibile; come per la fotografia e la psicologia del protagonista, anche nella scrittura è necessario che due colori diversi si contrappongano affinché il lato oscuro della storia risulti davvero dirompente. C’è grande sapienza registica nella gestione di tutto questo materiale scottante.
E neanche, nel suo sviluppo, Bed Time segue una strada facile, asfaltata, ben segnalata. Il film è allo stesso tempo un dramma psicologico di spessore e un thriller sconvolgente. Quando un artista ispirato trova il coraggio di infilarsi nell’angusto spazio tra questi generi finisce per produrre incubi molto realistici, perché molto umani. Così Kubrick fa Shining, Polanski dirige Rosemary e Sclavi inventa Dylan Dog. Anche se ciò potrebbe farmi sembrare un eretico, non faccio fatica ad accostare Balagueró a questi nomi. Secondo me Bed Time, pur con le sue imperfezioni, è un piccolo capolavoro.

Voto: 9/10

 
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Pubblicato da su 8 novembre 2013 in Horror, Psicologico, Thriller

 

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