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It (2017)

17 Ago

it

It è un film sulle paure infantili. Ci racconta i più profondi traumi di un gruppo di giovanissimi amici e il loro superamento attraverso la lotta contro un mostro multiforme. La natura primigenia del mostro, che rappresenta così bene la perdita dell’innocenza, è il celeberrimo pagliaccio assassino. Difficile pensare ad un’icona horror più famosa di It – vuoi per il libro, vuoi per il film originale, vuoi per questa nuova versione del 2017. Tutto il film urla al cult: lo fa attraverso il restyle del mostro, azzeccatissimo; lo fa attraverso un’ottima ricostruzione degli anni 80, così amati ultimamente; lo fa attraverso battute assolutamente iconiche (Lo vuoi un palloncino, Georgie?); e lo fa proponendo scene memorabili come la doccia di sangue dal lavandino. Questi elementi della pellicola di Andres Muschietti riescono benissimo e hanno permesso al film di raccogliere un enorme e meritato successo.

Ma è tutta scena. Il film ha dei problemi insormontabili di scrittura, che lo rendono un’opera scadente e sciatta. It vorrebbe parlare DI bambini, ma non ci riesce affatto e finisce a parlare AI bambini. Si tratta infatti di un film infantile, semplicistico ed esagerato, che banalizza la realtà tingendola in bianco e nero per renderla il più elementare possibile. Personaggi semplici, immagini semplici, paure semplici, minacce semplici. Questo seduce i ragazzini, che rabbrividiscono di fronde al pagliaccio maledetto, ma soprattutto seduce quell’enorme fetta di pubblico adulto che vuole sentirsi ancora bambino e non desidera altro che abbandonarsi a questo nostalgico mondo di infanzia e inquietudine.

Tanto per cominciare gli elementi traumatici sono evidenziati con la penna rossa per renderli più riconoscibili possibile. Così i bulli esercitano una violenza esagerata ed immotivata al limite del parodico, braccando, menomando e torturando i propri bersagli. E i genitori sono tutti indistintamente oppressivi, nella tendenza ad ignorare i propri figli facendoli sentire soli e inadeguati o abusando proprio di loro, fisicamente e psicologicamente.
Adulti all’infuori dei genitori non esistono perché, hey, i tredicenni sono i più fichi e se la devono cavare da soli. Infatti si comportano in maniere completamente assurde, compiendo gesti che per la loro età non hanno una logica: si medicano le ferite da soli, scrivono poesie, flirtano con vecchi pedofili, si studiano dossier di storia, puliscono da cima a fondo stanze imbrattate di sangue e vanno a caccia di un’entità che potrebbe farli secchi in 0.4 secondi.
Di conseguenza, visto che il film non poteva durare 50 minuti, il mostro inizialmente presentato come un letale predatore inizia ben presto a comportarsi come un fenomeno da baraccone, smettendo di ammazzare e iniziando a fare scherzoni. It diventa un pranker. Questo conduce il film ad un happy ending forzatissimo pensato per mandare un messaggio pedagogico da quattro soldi del tipo “credi in te stesso” o “supera le tue paure e otterrai ciò che vuoi”.

Onestamente, il film non ha senso. Non c’è niente che sembra giusto, naturale o spontaneo, è un agglomerato di forzature per il gusto dello spettacolo. Questo mi ha fatto pensare. Non è che gli autori stessero intendendo il film come una grande allegoria della maturazione? Il film potrebbe essere così inconsistente perché è solo una parabola, una storiella da falò, che serve a parlare della transizione da infanzia a vita adulta (qui facendo un focus sulle paure) utilizzando scene ed eventi strumentali. Così gli accadimenti del film sarebbero costruiti appositamente per rappresentare il punto di vista dei ragazzini, angosciati dalla difficoltà di crescere. In un certo senso non sarebbero reali. Questa potrebbe essere una spiegazione del disastro, ma non scuserebbe proprio nessuno, anzi sottintenderebbe un pericoloso fraintendimento. I film con elementi fantastici devono essere prima di tutto organici e avere un senso interno, ci devono raccontare storie credibili fatte di personaggi verosimili. Senza di questo le narrazioni fanta-horrorifiche non emozionerebbero, sarebbero vuote astrazioni, tutta immagine e niente sostanza. Solo in un secondo momento, quando la vicenda già funziona, questo cinema può iniziare a parlarci della vita, dell’universo e di tutto quanto. Caro Andres Muschietti, impara da La Cosa, Lo Squalo, The Mist, The Host, A Quiet Place – solo per citare monster movies, se ci addentrassimo nel vero horror psicologico It scoppierebbe come un palloncino.

Voto: 2/10

 
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Pubblicato da su 17 agosto 2019 in Film d'epoca, Horror, Teen

 

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