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Spider-Man Far From Home

14 Lug

spiderman

Da giorni cerco di capire cosa non abbia funzionato in Spider-man Far From Home. Sia chiaro: il film diverte e sorprende, è perfettamente integrato nell’universo Marvel e ha un finale geniale e coraggioso. Io sono uscito dalla sala assolutamente contento e soddisfatto. Il problema è arrivato dopo, quando ho iniziato a ripensare all’esperienza cinematografica, provando a giudicare il film. E, come dire, qualcosa non tornava, qualcosa mi risultava stonato in Spiderman Far From Home.

La risposta che mi sono dato è che il film non riesce ad emozionare. Fa ridere, fa pensare, fa viaggiare, ma non fa emozionare. In che senso? Gli ingredienti ci sono tutti: il lutto per la morte di Tony Stark, la necessità di trovare un nuovo Iron Man, il desiderio di Peter di avere una vita normale, le sempreverdi turbe adolescenziali, una minaccia particolarmente infame e diversa da solito. E il film ci prova ad emozionare, sta molto vicino a Peter, alle sue insicurezze, ai suoi errori. Inizialmente pensavo che la mancanza di emozione fosse dovuta ad una gestione un po’ elementare, un po’ cheap, di questi momenti, ma non credo che sia così. Il motivo per cui il film risulta piuttosto freddo è da cercare proprio nel modo in cui la storia è stata costruita: c’è un problema importante in quello che gli esperti di narrativa chiamano posta in gioco.

Spoilers ⬇️

La posta in gioco, si capisce, è la ragion d’essere di una storia: indica il motivo per cui tutto succede, l’obiettivo del protagonista di fronte a degli eventi che ne turbano la tranquillità. Per cosa combatte Spider-Man? Cosa ha da perdere Peter? Quali pericoli corrono il protagonista, i personaggi, il mondo intero? Nella prima parte del film abbiamo due diversi tentativi in questo senso: Peter vuole stare con MJ e il mondo è minacciato dagli Elementali. Purtroppo sono entrambe poste in gioco deboli in quanto è da subito piuttosto ovvio che anche ad MJ piaccia Peter, e gli Elementali sono una minaccia non tanto minacciosa – un po’ perché Mysterio li prende a sberle facilmente un po’ perché sappiamo che non è stato ancora svelato il vero villain. Queste cose non riescono ad emozionare. Nella seconda parte del film la posta in gioco si alza, o dovrebbe alzarsi. Mysterio minaccia di ingannare il mondo intero ergendosi ad eroe salvatore, gli amici di Peter rischiano di finire morti ammazzati e Spider-Man viene messo di fronte alla propria inadeguatezza con il rischio di un breakdown. Purtroppo il pericolo rappresentato da queste minacce non diventa reale e la posta in gioco resta solo una promessa. Prima di tutto non ci viene mostrata l’effettiva presa di Mysterio sull’opinione pubblica e quindi non percepiamo l’effetto deleterio delle sue menzogne. In secondo luogo gli amici di Peter non sono mai davvero minacciati, e anzi la scena in cui dovrebbero essere a rischio è una pietosa pantomima che avrei eliminato completamente dal film. Infine il tracollo di Spider-Man, vittima delle illusioni di Mysterio in una scena onirica meravigliosa, dura un quarto di secondo e Peter torna immediatamente ad essere convinto e determinato. In tutto questo non c’è senso del pericolo, non c’è una reale posta in gioco, e non c’è emozione.

Faccio qualche controesempio legato all’MCU.
In Spiderman Homecoming è estremamente commovente il momento in cui Tony prende il costume a Peter. Posta in gioco: la fiducia di Tony.
In Avengers Endgame c’è grande emozione nel momento in cui Captain America fronteggia da solo l’esercito di Thanos, pronto a sacrificarsi. Posta in gioco: la sopravvivenza della Terra.
Thor Ragnarock riesce a risultare molto intenso nonostante sia un film scanzonato. Lo fa grazie alla posta in gioco: la distruzione di Asgard, la fuga da Sakaar e la capacità di Thor di riprendersi dai trami subiti. La distruzione di Asgard avviene davvero al termine del film, per cui si trattava di una vera minaccia.

Per fortuna c’è un colpo di genio al termine di Spider-Man far from Home: Una scena mid-credit che cambia il senso della storia. Improvvisamente abbiamo una vera posta in gioco: l’identità di Peter, che fino a quel momento non ci era parsa davvero a rischio, viene svelata. Il mondo intero è spinto a credere a una menzogna secondo il piano di Mysterio e di conseguenza la vittoria ottenuta viene rovesciata, trasformandosi in un fallimento. Si aprono scenari apocalittici e si esce dal cinema esaltati. Eccolo, il potere di una vera posta in gioco.
Notiamo che Mysterio, da verme quale è, si comporta in maniera diametralmente opposta a quella di Havoc nella scena mid-credit di Spiderman Homecoming, che rispettando Peter non ne rivela l’identità. Questo è solo uno dei tanti riferimenti del film all’universo Marvel: la crew di Tony Stark che esce dall’ombra per rivendicare il proprio lavoro, il ritorno degli Skrull, il racconto dello Snap di Thanos fatto dai ragazzi del liceo di Peter, la citazione di Thor, Cap Marvel e Doctor Strange – che giustamente non si fa vivo in quanto la minaccia di Mysterio non era davvero interdimensionale. Perfino la colonna sonora è piena di riferimenti. Inoltre abbiamo il grande inganno del multiverso, che è un bellissimo esperimento metanarrativo e mente in faccia allo spettatore giocando con le sue aspettative. E abbiamo perfino dei rimandi agli Spider-Man di Raimi con il ritorno di JK Simmons e i bellissimi volteggi dell’Uomo Ragno nella sua New York in una delle ultime scene del film.

Inutile girarci attorno. Il grande disegno di Kevin Feige è il vero motivo per cui amiamo questi film. E per cui continueremo ad amarli.

Voto: 7/10

 
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Pubblicato da su 14 luglio 2019 in Avventura, Commedia, Fantascienza, Superhero Movie, Teen

 

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