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Perchè mi piace così tanto Capitan America

27 Lug

b475388c73a29f9d5ed852e68494b89bIo, per anni critico quasi hipsteriano del grande successo Disney-Marvel mi sono trovato negli scorsi mesi a difenderlo sui social dagli attacchi degli haters, in particolare della fazione DC Comics. Perché questo? Di certo non ho rivalutato la mediocrità della maggior parte dei film in questione, anzi. Tutt’ora ritengo la scrittura perlopiù sciatta, la regia poco ispirata e il target… beh il target dei film Disney degli ultimi anni.
Eppure da un po’ di tempo a questa parte ho cambiato modo di percepire il Marvel Cinematic Universe, al punto che ora riesco a vedere i grandi pregi del progetto in mezzo ad una marea di difetti. Ed il merito è tutto del lavoro fatto su quell’inutile, impopolare personaggio che è Captain America.

Dunque. Io, come la maggior parte del pubblico cinematografico della Marvel, non ho mai toccato i fumetti, e quindi parlo in ottica prettamente filmica. Captain America non ha poteri strabilianti, non ha il tipico istrionismo supereroistico e non ha un briciolo della formula teen che funziona tanto bene nel cinema fantastico contemporaneo. E come se non bastasse viene interpretato da un attore con un curriculum misero rispetto ai colleghi in calzamaglia (Downey Junior, Renner, la Johansson, Ruffalo). Di conseguenza il Captain America cinematografico non si può reggere in piedi da solo, ma ha bisogno di interagire con altri personaggi e di avere una storia valida. Ed è qui che succede il miracolo: non solo dai Marvel Studios escono soggetti e sceneggiature interessanti ma viene fuori un personaggio che grazie all’interazione con quello che gli sta attorno risplende.

Ho riflettuto a lungo su come fosse possibile che dal macchinario Disney-Marvel siano provenuti film tanto belli quanto il secondo e il terzo Captain America.  E la risposta che mi sono dato è che essi riescono a mettere insieme i punti di forza di più generi: il filone supereroistico, lo spionaggio politico alla James Bond e la guerra.
La parte supereroistica è la cornice dove si svolge tutto, e va ammesso che il background marveliano è generalmente buono – sono piuttosto le varie vicende a peccare. Abbiamo la guerra fredda tra Shield e Hydra, poteri intergalattici che si manifestano progressivamente sulla Terra e un bestiario di bizzarrie anche autoironiche che spaziano tra le dinività, gli esperimenti di laboratorio finiti male e le intelligenze artificiali.
Il mix tra thriller politico e la guerra invece è tutto di Captain America e delle sue storie. Ora, io sono un fan di questi due generi, che trovo incalzanti e al tempo stesso struggenti: tutto ciò che riesce ad essere Captain America nei suoi momenti buoni. Ed è per questo che ho apprezzato tanto Winter Soldier e Civil War.

Prendete un ragazzone malinconico, idealista ed un po’ ingenuo, rendetelo una letale arma da combattimento, fatelo assistere alla morte del migliore amico e fatelo sacrificare per la patria, e poi risvegliatelo in un mondo che non è più il suo. A riassumere questa parabola l’unico aggancio con il passato è l’ex ragazza la quale, sposatasi con qualcun altro, ora è decrepita e morente. Intanto, il mondo è cambiato, il sogno americano si è sgretolato, è diventato necessario scendere a compromessi che raramente fanno contento qualcuno e l’eroismo forse non esiste più. In questo contesto Captain America è una forza positiva in un mondo confusionario fino all’incomprensibilità, che se affrontato nel modo sbagliato umilia, emargina e punisce. E come reagisce questo soldato d’altri tempi, spezzato dentro dal tempo e dalle tragedie? Con caparbietà, disciplina, ottimismo e cuore. Lo fa quando ha ragione, ma è comunque solo contro tutti (Winter Soldier) e lo fa quando non siamo affatto sicuri che abbia ragione, ma lo capiamo bene perché sappiamo quello che ha passato (Civil War). Io ho amato il modo di Captain America di affrontare le difficoltà, è composto e garbato, realistico, e tutt’altro che fumettoso. In un mondo di cinecomic popolato di personalità sopra le righe, pazzi, buffoni, stupidi e superficiali è una boccata d’aria vedere Captain America alle prese con difficoltà che sarebbero anche nostre e superarle non solo per mezzo delle sue capacità sovraumane ma soprattutto della sua forza d’animo. Ed è ugualmente una boccata d’aria assistere al suo impercettibile fiaccarsi per i dispiaceri e le fatiche, con naturalezza. Quest’ultima cosa, tra l’altro, è davvero il colpo da maestro della scrittura di Civil War, che ben pochi hanno colto: la capacità di raccontare sottilmente le psicologie in gioco e mostrare come il loro attrito possa portare all’escalation.

Tutt’ora mi chiedo come la produzione responsabile della delicatezza e dell’intelligenza dei film di Captain America possa aver partorito quelle porcherie di Thor 1 e 2, o un terzo Iron Man che riesce ad essere peggio di Man of Steel. Tuttavia l’universo Marvel è interessante al di là della qualità dei singoli film e sono contento di averlo capito, anche se così tardi.

Tengo aperto il discorso villain per il futuro.

In definitiva consiglio a tutti la visione della trilogia di Captain America (tenendo duro per un primo capitolo con molti difetti), a cui andrebbero probabilmente affiancati anche i due film degli Avengers (tra i migliori Marvel, tutto sommato).

Con la speranza di non aver annoiato con questa riflessione cinematografica orizzontale, e con la promessa di tornare al più presto per parlare di una serie tv o di un videogioco, i miei saluti.

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Pubblicato da su 27 luglio 2016 in Senza categoria

 

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